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Sul minibollo delle "Storiche" interviene l'antitrust

Minibollo, si muove l’Antitrust. A sollecitare l’intervento dell’Autorità del Garante della Concorrenza è stata la Federconsumatori che, tra l’altro, offre il patrocinio legale gratuito a chi, vedendosi sanzionato per non essersi associato all’ASI al fine di ottenere agevolazioni fiscali per i veicoli ventennali, ha avanzato ricorso presso le commissioni tributarie.
L’Antitrust ha sentenziato che: “..…il consolidato orientamento degli Organi Tributari competenti in materia appare uniforme nell’evidenziare che per usufruire del regime fiscale agevolato non è obbligatoria l’iscrizione al registro predisposto dall’ASI, tenuto conto che la normativa di cui all’art. 63 (legge 342/2000) non delinea alcuna procedura di tipo autorizzativo o certificativo da parte di tale associazione privata”. (Procedura prot. 0021154 del 13/03/2009).
Si noti che proprio i due rilievi mossi dall’Autorità – “non è necessaria alcuna iscrizione al registro e non è necessaria alcuna procedura di tipo autorizzativo o certificativo” – costituiscono la base delle nuove proposte di legge (a partire da quella del senatore Berselli) attualmente in discussione al Senato. Risultato: si passerà da un monopolio, quello dell’ASI, a un oligopolio: quello delle associazioni autorizzate a rilasciare le omologazioni e le iscrizioni ai registri per far valere la storicità del proprio veicolo.
Ma all’estero come viene regolata la stessa materia? Abbiamo rivolto la domanda a Francesco Guasti, ex presidente della FIVA, che così ci ha risposto: “ In altri paesi la storicità di un veicolo è identificata nella vetustà. In  questo modo, considerando che tali veicoli non potrebbero essere utilizzati come mezzi abituali di locomozione, si garantisce di avere ragionevoli aspettative in tema di benefici fiscali, deroghe ai divieti di circolazione nei centri urbani e norme che regolano la rottamazione dei veicoli inquinanti, come già accadde in sede europea durante mia presidenza per i veicoli in fin di vita”. (Gennaro Forgione)

Tratto da RUOTE CLASSICHE, Maggio 2009, pag. 20

1 Raduno Sapori e Motori a Sarmeola di Rubano

Rottamazione gratuita

1) l'auto deve essere consegnata presso un impianto indicato dalla casa costruttrice;

2) deve essere completa, cioè dotata degli elementi essenziali quali motore, trasmissione, carrozzeria, centraline elettroniche e catalizzatore;
3) deve essere esente da rifiuti aggiunti (ad esempio, quelli derivanti da attività di giardinaggio o domestiche, ulteriori pneumatici eccetera). Gli unici costi a carico del cliente sono quelli legati alla cancellazione dell'auto al Pra (Pubblico registro automobilistico) e gli eventuali costi di trasporto fino al demolitore o al rivenditore autorizzato. Da notare che se il cliente acquista una vettura nuova o usata in sostituzione di quella da rottamare, la Casa deve ritirare gratuitamente una vettura a fine vita, indipendentemente dalla sua marca. Per questo motivo il gruppo Fiat ha organizzato una rete di centri raccolta e demolizione (sono già 125 e diventeranno 160 a fine dicembre 2006) e altrettanto dovranno fare le altre Case automobilistiche che operano in Italia. Insomma, ogni costruttore diventa responsabile del corretto smaltimento di quanto ha prodotto. La normativa prevede inoltre che le case costruttrici e gli importatori di veicoli nuovi, insieme con gli altri operatori del settore, rispettino gli obiettivi di riciclaggio e recupero dell'85% in peso entro il 2006 e del 95% in peso entro il 2015. In Italia non sarà facile raggiungere questi obiettivi per la difficoltà di smaltire il cosiddetto "fluff", ossia il macinato di gomme, materiali sintetici e schiume che resta dopo aver recuperato il grosso di metalli, vetri, plastiche eccetera. Infatti, da gennaio sarà vietato mandare in discarica materiali con elevato potere calorifico, quale è il "fluff", ma, al contrario di quanto avviene in Francia e Germania, in Italia non esistono termovalorizzatori dove questo materiale, derivato dal petrolio e quindi buon combustibile, può essere bruciato senza emissioni pericolose e con il recupero dell'energia in esso contenuta (entro il 2015 la direttiva europea prevede che fino al 10% in peso dell'auto rottamata possa essere recuperato bruciandolo, mentre oggi il limite è del 5%).